{"id":12,"date":"2009-04-16T19:16:07","date_gmt":"2009-04-16T17:16:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romanuoto.it\/?p=12"},"modified":"2019-09-11T16:52:25","modified_gmt":"2019-09-11T14:52:25","slug":"roma-le-piscine-vuote-dei-mondiali-di-nuoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romanuoto.it\/?p=12","title":{"rendered":"Roma, le piscine vuote dei mondiali di nuoto"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Qui sorger\u00e0\u00a0 la citt\u00e0\u00a0 dello sport&#8221;, annuncia il cartello all&#8217;ingresso del cantiere di Tor Vergata. Invece: qui riposer\u00e0\u00a0 in pace, amen. Vasche vuote, scheletri di tribune, lo stendardo sbrindellato dei Mondiali di nuoto, Roma 2009. Dovevano aprirsi qui, nell&#8217;avveniristico guscio immaginato da Santiago Calatrava, dando al campus universitario e alla capitale quattro spettacolari piscine. Un tuffo nel vuoto. Le gru sono ferme. Ma lavorano altrove. Roma non avr\u00e0\u00a0 la grande struttura che doveva essere il simbolo dell&#8217;evento, in compenso stanno sorgendo 63 nuovi impianti, 84 vasche. Molti con foresterie, decine di stanze che dovrebbero ospitare atleti a luglio, e poi? Molti in zone vincolate, dal paesaggio, dall&#8217;urbanistica e dal buon senso. Molti hanno trascinato con s\u00e9 ampliamenti di circoli, sale fitness, box auto.<\/p>\n<p>Un diluvio di iniziative private con agevolazioni pubbliche. Un piastrellamento azzurro sul pavimento di una citt\u00e0\u00a0 che gi\u00e0\u00a0 ora, vista dall&#8217;alto, quasi fa concorrenza a Los Angeles. I Mondiali sono un alibi, troppe opere non saranno finite in tempo. Ma resteranno dopo, per soddisfare una domanda a cui gi\u00e0\u00a0 rispondono duecento piscine. Come \u00e8 stato possibile?<br \/>\nPer capirlo abbiamo fatto un viaggio, come quello del &#8220;Nuotatore&#8221; del racconto di John Cheever portato sullo schermo da Burt Lancaster. Quell&#8217;uomo decideva in &#8220;una di quelle domeniche di mezz&#8217;estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: ho bevuto troppo ieri sera&#8221; di tornare a casa a nuoto, attraversando la contea da una piscina all&#8217;altra. Noi abbiamo percorso la citt\u00e0\u00a0 in un giorno di festa, da un cantiere all&#8217;altro (Tor Vergata a parte, tutti all&#8217;opera, solo lavoratori extracomunitari, nessuno con l&#8217;elmetto protettivo). Curiosamente, la destinazione finale del viaggio ci ha riservato uno scenario simile a quello trovato dal personaggio letterario. Il resto del percorso, tutta un&#8217;altra storia. Questa.<br \/>\nClick here to find out more!<\/p>\n<p>La prima tappa \u00e8 sull&#8217;Appia Antica, numero 7000, davanti all&#8217;insegna Sporting Palace. La Citt\u00e0\u00a0 dello Sport doveva esserci, ma non c&#8217;\u00e8; questo palazzo non dovrebbe esistere, invece eccolo qui. Sorge tra le rovine storiche, davanti a un parco. I nuotatori, si \u00e8 detto, potrebbero allenarsi e poi rilassarsi sulla terrazza guardando la tomba di Cecilia Metella. Ma perch\u00e9 Cecilia Metella dovrebbe guardare dalla sua perduta pace eterna questa scatola di cemento da cui pende un festone che &#8220;annuncia&#8221; l&#8217;inaugurazione a giugno 2008? Bisogna fare un passo indietro.<\/p>\n<p>Quando Roma ottiene i Mondiali 2009 parte la carica delle piscine. Cinque impianti saranno pubblici (Tor Vergata, Foro Italico, Ostia, Valco San Paolo, Pietralata). Ma non basteranno. La giunta Veltroni decide di aprire ai privati che bussano alle sue porte. In fondo, si tratta di prendere tre piccioni con una fava: organizzare i Mondiali, costruire la memorabile opera nel campus e rendere Roma una capitale natatoria planetaria. Partono 38 richieste, il commissario straordinario (all&#8217;epoca Angelo Balducci) ne avalla 23. La giunta filtra e riduce a 10 (un anno dopo ne accoglier\u00e0\u00a0 altre 3). Tra le proposte bocciate: lo Sporting Palace. Nonostante il s\u00ec del commissario. Nonostante il parere, epr due volte favorevole, della Federazione nuoto presieduta da Paolo Barelli.<\/p>\n<p>Mancavano i permessi dell&#8217;Ente Parco e della Soprintendenza archeologica. Era gi\u00e0\u00a0 intervenuto il guardaparco con un&#8217;azione di sequestro. Eppure i lavori non si sono mai fermati. L&#8217;edificio \u00e8 cresciuto. Gi\u00e0\u00a0 appariva fuori posto com&#8217;era, tra le rovine e gli alberi dove l&#8217;hanno costruito, nel &#8217;56, per ospitare uffici. Ora \u00e8 un assurdo, eppure c&#8217;\u00e8. Non si \u00e8 fermato il cantiere, ma neppure l&#8217;inchiesta della magistratura.<br \/>\nSono tre gli indagati.<\/p>\n<p>Ci sono altre quattro azioni giudiziarie sugli impianti dei Mondiali. Una \u00e8 per &#8220;abuso edilizio, deviazione acque e modificazione terre, falsit\u00e0\u00a0 materiale commessa da pubblico ufficiale, truffa ai danni dello Stato&#8221;. A firma di Italia Nostra e contro Salaria Sport Village. Ci andiamo. Il circolo ha attualmente una sola piscina, coperta da un pallone, dove mentre passiamo non nuotano pi\u00f9 di dieci soci. Ne sorgeranno altre tre, due da 25 e una da 50 metri. Due saranno coperte. Ci sar\u00e0\u00a0 una foresteria da 41 stanze. Centosessantunomila metri cubi di cemento nell&#8217;alveo dello sversamento del Tevere. Uno di quei rischi su cui si fa poi vana polemica a disastro avvenuto. Pi\u00f9 un paio di vincoli calpestati: paesistico e ambientale. Ma se lo Sporting Palace \u00e8 rimasto nella lista dei bocciati (e ha costruito abusivamente) questo come ha potuto rientrare dopo il no del Comune guidato da Veltroni? E&#8217; stato inserito in una seconda serie di autorizzazioni, compilata dal nuovo commissario straordinario, Claudio Rinaldi, su suggerimento della Federazione nuoto e passata dal Comune guidato da Alemanno. &#8220;Visto si scavi&#8221; per 9 impianti e 14 piscine. Oltre a questa ci sono, tra le altre, quella del Flaminio Sporting Club, di cui \u00e8 dirigente Luigi Barelli, fratello del presidente federale che pure costruirebbe su un&#8217;area vincolata per intero.<br \/>\nE poi quella della riserva Macchione, di fronte alla tenuta del presidente della Repubblica, per la quale \u00e8 partito un esposto che contesta la violazione di tre protezioni, e quella dell&#8217;area ex Snia Viscosa, parco destinato alla citt\u00e0\u00a0, per cui l&#8217;autorizzazione ai lavori \u00e8 arrivata in extremis. E, ultima ma solo in ordine geografico, la Sporting Life della societ\u00e0\u00a0 sportiva Nomentum, a Mentana, prossima tappa.<\/p>\n<p>Per arrivarci lasciamo Roma, superiamo Monterotondo, dove pure sorge un megaimpianto ancora non completato, e arriviamo in questa vallata, un tempo intatta. Lo Sporting Life ha campi da calcetto (sui quali al momento corrono cani impegnati in un concorso di agilit\u00e0\u00a0 che un megafono amplifica per la campagna), un laghetto da pesca e una club house. Ha aggiunto l&#8217;11 aprile un bar e ristorante, inaugurati con una serata eccezionale alla presenza del comico Nino Taranto. E le piscine? Eccole l\u00ec, tre buchi nella terra con altrettanti immigrati intorno. Una \u00e8 per i bambini, le altre due sono di 25 e 34 metri. Lavori iniziati a marzo. Pronte per i Mondiali? Difficilmente. E che cosa verrebbero a farci qui, gli atleti che gareggeranno al Foro Italico? Pi\u00f9 probabile rivedere un campione di agility che un ranista da podio. Eppure, sia questo impianto che quello della Salaria hanno conquistato in appello il diritto a esistere.<\/p>\n<p>Come \u00e8 successo? Avr\u00e0\u00a0 influito che a costruire il secondo sia, tra gli altri, il figlio del precedente commissario straordinario? A che punto e perch\u00e9 \u00e8 saltato il filtro che imponeva criteri per le concessioni? I responsabili della vecchia giunta raccontano di essere<br \/>\nstati esposti a &#8220;molte pressioni&#8221;. Se gi\u00e0\u00a0 loro avevano in qualche caso ceduto, i successori si sono arresi. Il diluvio di nuove vasche \u00e8 impressionante quanto disomogeneo. A suddividerle per i quartieri di Roma, tre ne hanno 9 ciascuna. Sette non ne hanno nessuna. A prendersene di pi\u00f9 \u00e8 la zona dei circoli, che con l&#8217;occasione ristrutturano, ampliano, aggiungono. E a trarne i principali benefici saranno, pi\u00f9 che la cittadinanza, i soci paganti. Primi quelli dell&#8217;Aniene presieduto da Giovanni Malag\u00f2 (che \u00e8 anche alla guida del Comitato organizzatore di Roma 2009): hanno cominciato i lavori in anticipo sulla delibera comunale generale, li stanno gi\u00e0\u00a0 concludendo e festeggeranno con 6 mila invitati le tre piscine pur avendone chiesta, in un primo momento solo una.<\/p>\n<p>Ci sono coincidenze che incuriosiscono. Andiamo nel cuore della citt\u00e0\u00a0, nel quartiere Trieste, alla Fondazione Cristo Re. Gestisce campi da calcetto sopraelevati, sul tetto di una palestra un tempo pubblica e la cui acquisizione, rivelano scritte sui muri, non tutti hanno digerito. C&#8217;\u00e8 una nuova piscina, coperta, di 25 metri, autorizzata dalla giunta Veltroni. E insieme a quella sono sbocciati 330 posti auto nello stesso complesso, due agglomerati di box rossi e gialli venduti ormai completamente per cifre comprese tra i 68 e i 120 mila euro.<\/p>\n<p>Gi\u00f9 la serranda, \u00e8 tempo, come il &#8220;Nuotatore&#8221;, di arrivare a casa, o meglio, a quella che doveva essere la casa dei Mondiali: a Tor Vergata. Dietro l&#8217;Universit\u00e0\u00a0 si stende una piana interrotta solo dai picnic e dall&#8217;immensa croce che fa da catalizzatore nei raduni religiosi. Uno spreco a cui se n&#8217;\u00e8 sovrapposto un altro, di diverso segno. Eccola qui, la citt\u00e0\u00a0 fantasma dello sport. Dove doveva esserci il museo c&#8217;\u00e8 una baracca di lamiera. Al posto dei gusci di Calatrava due dentiere ammaccate. Dentro una di quelle la &#8220;vasca degli spiriti&#8221;. Non echeggiano i suoni delle bracciate di Phelps o delle entrate in acqua della Cagnotto, ma quelle di litigi, incomprensioni, fatali prese di posizione. Gi\u00e0\u00a0 l&#8217;idea era una scommessa, una delle tante su cui Veltroni ha puntato per lasciare un&#8217;eredit\u00e0\u00a0 che invece evapora. Il giocattolo gli \u00e8 cresciuto tra le mani, fino a diventare ingovernabile. Il palazzetto per volley e basket \u00e8 passato, per rispondere ai criteri internazionali, da 8 mila a 15 mila posti. L&#8217;Universit\u00e0\u00a0 ha scelto come progettista lo spagnolo Calatrava: tanto geniale quanto incontenibile. L&#8217;impresa appaltatrice era abituata a realizzazioni pi\u00f9 schematiche. Ogni passo \u00e8 divenuta una battaglia, un lievitar di costi e uno scambio di accuse. Presto \u00e8 stato chiaro che i 280 milioni preventivati non sarebbero bastati, ne occorrevano almeno altri 100. A dir poco. E il tempo remava contro. L&#8217;elezione di Alemanno a sindaco \u00e8 stata un&#8217;ascia. Se voleva spostare la teca dell&#8217;Ara Pacis, che gi\u00e0\u00a0 c&#8217;era, figurarsi due gusci ancora da posare. Fermi tutti. Controlli, riconsiderazioni, meglio fermarsi qui. Meglio? Meglio aver gi\u00e0\u00a0 speso 190 milioni per questo scarabocchio di cemento e ferro? Abbandonarlo l\u00ec vagheggiando futuri mondiali di basket o addirittura di baseball per riprenderlo? Meglio farne l&#8217;ennesimo detrito contemporaneo, la testimonianza da capsula del tempo che Roma dispensa rovine anche dal presente (salvo costellare quelle del passato di terrazze abusive)?<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 cos\u00ec: il pubblico ha buttato 190 milioni. I privati, con l&#8217;alibi di doversi sostituire, ne hanno investiti altrettanti. Importa se molti dei loro impianti non saranno pronti a luglio, se non serviranno alla citt\u00e0\u00a0 dopo, se le foresterie diventeranno piccoli alberghi intorno a una vasca che doveva essere iridata? Che cosa rester\u00e0\u00a0 di tutto questo titanico sforzo: un monumento diffuso all&#8217;arte natatoria o un buco nell&#8217;acqua? Quando il &#8220;Nuotatore&#8221; finalmente arriv\u00f2 &#8220;cerc\u00f2 di aprire le porte, ma erano chiuse a chiave e sulle mani gli rimase la ruggine delle maniglie&#8230; Batt\u00e9 con i pugni, tent\u00f2 di abbatterle e poi si accorse che la casa era disabitata&#8221;.<\/p>\n<p><em>di GABRIELE ROMAGNOLI e CORRADO ZUNINO da Repubblica<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Qui sorger\u00e0\u00a0 la citt\u00e0\u00a0 dello sport&#8221;, annuncia il cartello all&#8217;ingresso del cantiere di Tor Vergata. Invece: qui riposer\u00e0\u00a0 in pace, amen. Vasche vuote, scheletri di tribune, lo stendardo sbrindellato dei Mondiali di nuoto, Roma 2009. Dovevano aprirsi qui, nell&#8217;avveniristico guscio immaginato da Santiago Calatrava, dando al campus universitario e alla capitale quattro spettacolari piscine. 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